La mappa come un mezzo per comunicare punti di vista unici, memorie, emozioni, in modo immediato, visivo e creativo. É questa l’idea alla base di Mapping Manhattan e del più vasto progetto mapyourmemories.tumbler.com, ideato dalla Newyorkese Becky Cooper.

Becky ha coniato l’idea dopo aver lavorato alla mappatura dei luoghi d’arte della Grande Mela per un’associazione no-profit nata dal post 9/11. Poi l’idea si è sviluppata da sola, perché geografia e biografia nella sua mente hanno iniziato sempre di più a sovrapporsi. La mappa è divenuta quindi un mezzo per fare storia più che geografia. Anche se una identificazione con la sola mappa fisica sarebbe riduttiva della geografia, una materia che ha imparato da tempo che non basta delineare un territorio per spiegare un luogo, perché vi è una geografia umana al di sopra di quella fisica che è altrettanto importante e significativa. Mapping Mahattan può infatti inserirsi nella tradizione che ha indagato le memory-maps: mappe che delineano memorie personali o collettive, più che meri spazi.

Becky ha stampato un grande numero di copie di una mappa più che elementare di Manhattan. I confini dell’isola, qualche linea a segnare le strade principali, un riquadro ad identificare Central Park, e nient’altro. Come dice Adam Gopnik, editor del The New Yorker e mentore di Becky, nell’introduzione al libro: “…the more limited the map, the bigger the feelings it evokes”. Non servono mille dettagli per portare alla luce il legame tra mappe e memorie, anzi, meno sono i segni presenti e più la mente è libera di spaziare e creare connessioni. Una essenziale mappa delle linee metropolitane di una città risveglia in noi mille ricordi, di luoghi, viaggi, persone e sensazioni. Mentre una dettagliatissima mappa dove sono riportate strade, mezzi pubblici, luoghi d’interesse, stimolerà forse il nostro raziocinio, ma meno la nostra fantasia e la nostra emotività. “Map and memories are bound together, a little as songs and love-affaires are”, scrive ancora Gopnik. La mappatura di un luogo è un processo inevitabile. Ogni volta che camminiamo, guidiamo, o prendiamo un autobus, stiamo segnando una via nella nostra testa, unendola alle altre dei giorni precedenti. E queste linee, oltre ad intersecare altre linee, si colorano di paure e desideri che rimangono poi segnati su quella mappa tanto quanto le piazze o le fermate del bus. Come una canzone ci riporterà sempre alla mente le emozioni che si provavano al tempo in cui la si è ascoltata, così la mappa ci riporta in quei luoghi tramite la nostra memoria.

Becky, insieme ad altri, ha cominciato a camminare lungo Manhattan, partendo da Nord e spingendosi fino alla sua punta Sud. Ad ognuno che ha incontrato ha consegnato una di queste mappe elementari. Una sola direttiva: riempite la mappa con qualunque cosa meglio catturi la vostra esperienza della città. Questa idea, così semplice, si è trasformata in un progetto enorme, chiamato Map Your Memories. Perché dal mese seguente Becky è stata invasa dalle mappe. Ognuna differente dalle altre, sono arrivate a migliaia. Nel libro ne vengono riportate 75 particolarmente significative e riuscite. Alcune sono molto complesse, altre scritte soltanto o solo disegnate. C’è chi segna ogni parco nella città del vetro e del metallo. Chi segna i propri luoghi preferiti, i luoghi dove ha abitato, dove ha fatto l’amore o dove è stato derubato. Oppure i luoghi di un singolo week-end a New York, quando era un bambino, e solo 4 o 5 posti al massimo sono rimasti nella sua memoria legati ad eventi significativi. Ci sono poi quelle dei personaggi noti, come Yoko Ono, Becky Cooper stessa, scienziati, illustratori, ingegneri. Ma non conta il nome, o cosa si riporta sulla mappa, ognuno è libero di vedere la cosa come vuole. Una, ad esempio, ha solo una X in un angolo di Central Park, con una piccola freccia che riporta alla spiegazione: “Met my wife”.   Nella foto il lavoro di Yoko Ono.

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