Koh Rong è l’isola dall’animo hippy che ogni giovani viaggiatore zaino in spalla spera di trovare sulla propria via un giorno o l’altro. Non è segreta come quella di DiCaprio in The Beach, ma il senso simile ed anche migliore visto che qui tutti sono benvenuti e l’uso di droghe allucinogene sembra essere molto più limitato.

É il tipo di luogo in cui trovi un solo italiano, di Bologna, e non è un turista normale, ma vive lì da due anni facendo il cuoco in un qualche ristorante finché non litiga con i proprietari locali perché sono disordinati e si sposta in un altro dieci metri più in là. Ha perso il passaporto, non ha il visto e ha la polizia cambogiana che lo cerca, ma senza troppa particolare decisione. Pare che ogni tanto qualche poliziotto lo vada a trovare, comunicandogli che lo cercano e chiedendogli qualche soldo. Lui soldi non ne ha, però, e tutto finisce lì, fino alla prossima volta. Come farà ad uscire dalla Cambogia un giorno o l’altro io non lo so proprio.

Durante la bassa stagione, che va da Maggio a Settembre per via delle piogge, anche se Luglio e Agosto vedono un picco di turisti europei, a Koh Rong c’è talmente poca gente che si può stare gratuitamente. O per prezzi simbolici. Le strutture turistiche pur di averci fra le loro fini mura di legno si accontentano di un dollaro, o fanno qualche offerta che non si può rifiutare. Ad esempio per la mia prima notte ho pagato ben 4 Dollari americani. La scelta era infatti tra pagare un dollaro, oppure 4 avendo inclusi noodles illimitati e birra illimitata per due ore. Ha dato vita ad un primo giorno movimentato, ma consiglio il pacchetto a tutti. Il giorno dopo mi sono accontentato di pagare un dollaro.

Ora, va detto che anche i prezzi normali non sono proprio proibitivi. Una stanza più che decente, con amaca fuori dalla porta e letto matrimoniale, può costare 4/6/10 dollari. Fino poi a 20/30 per le strutture con spiagge private e servizi di maggiore qualità. Il prezzo per i dormitori è comunque sempre un dollaro. E tutto questo per un posto paradisiaco dove la notte non c’è una luce a disturbare le stelle e non ci sono strade e quindi macchine, ma solo strette vie tra la fitta jungla.

Inoltre c’è anche modo di farsi ospitare completamente a gratis. Come si fa? Le opzioni sono due. Nel primo caso basta offrire in cambio una propria abilità. Per fare un esempio una ragazza americana dormiva gratuitamente mentre io ero lì in cambio di un’ora pomeridiana di lezione su come fare gioielli a mano. Qualunque cosa pensiamo di poter insegnare agli altri, così da creare motivo di unione e magari portare qualcuno a spendere qualche soldo al bar, basta per pagarsi la notte. Un altra opzione è quella di dipingere parte della struttura stessa, non facendo le pareti bianche, ma esprimendo la propria creatività con la più totale libertà.

La seconda opzione è invece adatta a chi desidera stare più a lungo, dalle 2/3 settimane in avanti diciamo. In questo caso ci si può offrire per lavorare, tra virgolette, in uno dei bar o ristoranti, o reception (altre virgolette), per qualche ora al giorno, in cambio del pacchetto completo: letto, cibo, bevute, e pure marijuana. Se si ha tutto questo i soldi diventano a dir poco inutili. Non di rado i proprietari delle strutture si offrono di pagare anche l’estensione del visto a chi decida di rimanere. E se si rimane per qualche mese il pacchetto offerto in cambio al proprio lavoro si allarga. Si può iniziare a pensare di guadagnare qualcosa in denaro reale, ma più che altro le bevute gratuite diventano disponibili in tutti i bar del villaggio e non soltanto a quello dove si lavora.

Insomma, se sparisco per un paio d’anni come il bolognese sapete dove trovarmi.

A Koh Rong la vita è facile.

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